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Novocomum
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Il mwdqNovocomum è un edificio multipiano ad appartamenti di mwdgComo. Costruito dal mwdw1928 al mwea1929cite-ref-62-1-0[1] su progetto di mwfqGiuseppe Terragnicite-ref-62-1-1[1], rappresentò uno dei primi esempi di mwggarchitettura moderna in mwgwItalia.
Prende il nome dalla società immobiliare Novocomum di mwhqOlgiate Comasco, realizzatrice dell'opera.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Negli mwiqanni venti del mwigXX secolo, la città di mwiwComo aveva iniziato ad espandersi nell'area della foce del torrente mwjaCosia, immediatamente ad ovest del mwjqcentro storico, che era rimasta fino ad allora inedificatacite-ref-2[2].
In un mwkwlotto posto di fronte allo mwlastadio Sinigaglia, e separato da questo dal mwlqlago, nel mwlg1927 la società immobiliare Novocomum commissionò all'architetto mwlwGiuseppe Terragni, appena ventitreennecite-ref-zevi-25-3-0[3], l'erezione di un grande edificio ad mwnaappartamenticite-ref-4[4]cite-ref-mariano-30-5-0[5].
Terragni progettò un edificio d'impianto tradizionale, secondo schemi funzionali ancora legati all'edilizia intensiva d'inizi mwpgNovecento, ma rivestendolo di una veste architettonica del tutto nuova, ispirata ai modello dell'mwpwavanguardia internazionale, con elementi ripresi dal mwqarazionalismo e dall'mwqqespressionismo tedeschi, e dal mwqgcostruttivismo sovietico (ad esempio il mwqwcircolo operaio "S. M. Zuev" a mwraMosca, di Golosov)cite-ref-zevi-25-3-1[3]cite-ref-mariano-30-5-1[5].
All'inizio del mwtw1928 il progetto venne presentato al Comune per ottenere la mwualicenza edilizia; temendo che esso potesse venire rifiutato per la sua architettura d'avanguardia, Terragni, d'accordo con l'impresario, presentò delle tavole non corrispondenti al progetto, che rappresentavano un edificio con mwuqfacciate mwugneoclassichecite-ref-zevi-25-3-2[3]cite-ref-mariano-30-5-2[5]cite-ref-ciucci-321-6-0[6]. Quando la costruzione venne terminata e le impalcature rimosse, scoppiò uno scandalo, e l'ufficio tecnico nominò una commissione di esperti, presieduta dall'architetto mwxwPortaluppi, per decidere il da farsi; questa, nonostante le polemiche, stabilì che l'edificio non recava danno al decoro del luogocite-ref-zevi-25-3-3[3]cite-ref-mariano-30-5-3[5].
Ottenuta questa prima vittoria, il Novocomum entrò di diritto nella storia dell'architettura italiana; nel mwaq1930 fu recensito in termini entusiastici da mwagGiuseppe Pagano sulla rivista mwawmwbaLa Casa Bellacite-ref-7[7], assurgendo a simbolo della nascente mwcqarchitettura razionalistacite-ref-mariano-30-5-4[5]cite-ref-8[8].
Caratteristiche
L'edificio insiste su un mwhalotto quadrangolare, avente il lato principale lungo viale Sinigaglia (di fronte all'mwhqomonimo stadio) e due lati brevi lungo le vie Vacchi e Vittorio Venetocite-ref-ciucci-318-9-0[9].
Esso è costruito in forma di "C" rovesciata lungo i fili stradali, e pertanto delimita un mwjacortile interno, nel quale si protendono due ulteriori mwjqcorpi di fabbrica minoricite-ref-ciucci-318-9-1[9]. La mwkgstruttura portante è a mwkwpilastri di mwlacalcestruzzo armatocite-ref-ciucci-321-6-1[6].
L'ingresso principale è posto al centro del fronte principale, lungo 63,50mwmg metricite-ref-mariano-30-5-5[5]cite-ref-ciucci-318-9-2[9]cite-ref-10[10], e la configurazione dell'intero edificio è simmetrica; vi sono tre corpi-scala, uno centrale in corrispondenza dell'ingresso, e due negli angoli, dove la loro presenza è evidenziata da corpi mwqacilindrici interamente in mwqqvetrocite-ref-ciucci-319-11-0[11].
Le mwuqpiante interne sono convenzionalicite-ref-mariano-30-5-6[5]cite-ref-ciucci-318-9-3[9], e riprendono gli schemi tipici dell'edilizia intensiva degli inizi del mwwgNovecento: si hanno così lunghi mwwwcorridoi interni che collegano le diverse stanze e mwxacavedi d'aerazionecite-ref-ciucci-319-11-1[11], senza attenzione ad una distribuzione razionale degli ambienti né al loro orientamento, contrariamente a quanto avveniva nelle esperienze coeve del mwyqNordeuropacite-ref-ciucci-320-12-1[12].
Ciò che rende il Novocomum così importante è invece la veste architettonica esterna, costituita da volumi puri e semplici compenetrati fra lorocite-ref-13[13], ed evidenziati dal diverso trattamento materico e cromaticocite-ref-mariano-30-5-7[5]cite-ref-ciucci-320-12-2[12]; oltre ai corpi-scala angolari, interamente vetrati, si leggeva un contrasto fra l'mw2wintonaco delle facciate, in color nocciola, e quello delle parti sezionate, in mw3aarancione vivocite-ref-ciucci-320-12-3[12]. Tale gioco cromatico andò perduto in seguito ad un restauro dell'immediato dopoguerra da parte di Luigi Zuccoli, quando tutte le pareti esterne furono ricoperte da un mw4qmosaico di tesserine bianchecite-ref-ciucci-320-12-4[12]. Attualmente l'edificio si ripresenta con le cromie originali.
Note
Bibliografia
• citerefzeviBruno Zevi (a cura di), Giuseppe Terragni, Bologna, Zanichelli, 1980, pp. 24-35, ISBN 88-08-05176-5.
• citerefmarianoFabio Mariano (a cura di), Terragni. Poesia della razionalità, Roma, Istituto Mides, 1983, pp. 28-31, ISBN non esistente.
• citereftci99Touring Club Italiano (a cura di), Guida d'Italia - Lombardia (esclusa Milano), Milano, Touring Editore, 1999, ISBN 88-365-1325-5.
• citerefciucciGiorgio Ciucci (a cura di), Giuseppe Terragni 1904-1943, 6ª ed., Milano, Electa, 2005, pp. 315-321, ISBN 88-370-2244-1.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni